"... Con le «composizioni» degli anni Sessanta, Ragni raggiunge quella libertà interiore, quella pittura-pittura così a lungo cercata per trent'anni: una dimensione lirica che si propone attraverso «cadenze alterne», per indicare «un'altra sequenza di ritmo: ed è quella del colore, che gioca sui rapporti sottili, e spesso anche contrastanti, di tono: il bianco, il grigio, l'azzurro, l'ocra pallido e l'ombra improvvisa del fondo».
Chi scrive è Marco Valsecchi, presentando l'ultima antologica (Associazione Artisti Bresciani, 1983) con cui Ragni sembra voler prendere commiato dalla sua città, dalla cui vicenda espositiva si era lentamente allontanato già a partire dagli anni Settanta. Il suo percorso poetico e morale può offrire ancor oggi più di una sorpresa alla nostra storia culturale e più di una riflessione a chi ancora opera nel mondo della ricerca artistica."
Mauro Corradini
Bresciaoggi, 28 dicembre 2000
"... un pittore di tal genere non seduce al primo incontro (e Ragni certo se ne compiace), ma conquista a poco a poco, e poi non delude, perchè in ogni lavoro c'è un pensiero unitario che lega e porta alla sintesi, perché nell'opera complessiva c'è una concezione coerente che si svolge.
... Concludendo, la mostra di Enrico Ragni è ben interessante e degna del successo già ottenuto ieri, all'inaugurazione. Allestita, come annunciammo, nella «Bottega d'arte» di via Paganora, resterà aperta fino al 22 febbraio p.v."
O.L.P. (Ottorino L. Passerella)
Il Popolo di Brescia, 13 luglio 1941
"Alcune delle opere esposte nella sua personale alla galleria «Ciliberti» di Milano dal pittore Enrico Ragni sono state prescelte da una Commissione di scrittori, per essere inviate, insieme a molte altre significative opere della pittura contemporanea italiana, in America, dove appariranno in numerose «collettive»."
L'Unità, 17 marzo 1946
"... Ragni è certo fra i migliori: fa una pittura di pensiero e di sentimento. Il criterio di subordinare forma e colore ad esigenze architettoniche è una sua caratteristica che gli permette di bandire, senza alcun sforzo, elementi pittoreschi dai suoi dipinti, di realizzare su basi solide. Il colore, che è il componente più emotivo nei suoi quadri, suggerisce lo spazio più che determinarlo e crea atmosfera; i volumi si spengono in pienezze tonali, esauriscono il loro compito in contrasti di tono più che in rapporti chiaroscurali. Forza suggestiva, quindi, oltre che raziocinio architettonico.
«Vetrata» riassume molti pregi di questa pittura: violenza tonale, velata da un che di romantico e di sensuale, dominata da silenzi; equilibrio di masse, smalto prezioso del colore, ma, sopra tutto, poesia che è sempre presente nel suo operare."
Oscar Di Prata
Brescia lunedì, 21 ottobre 1946
"... Si potrebbe dire, per riassumere, che Ragni qui sia andato documentandoci un passaggio continuo del suo registro pittorico dagli accenti dell'elegia a quelli della sinfonia. Un approdo che si incontra volentieri e che fa piacere in mezzo a tanto indistinto e a tanta approssimazione che viene messa troppo disinvoltamente in vetrina."
Aci
Giornale di Brescia, 23 novembre 1952
"Enrico Ragni espone in questi giorni a Milano, alla Galleria del Grattacielo di via Brera.
La pittura di Ragni è nota al pubblico metropolitano; il primo disegno di Enrico Ragni fu notato in una esposizione collettiva del 1930, e sottolineato con interesse dalla critica provinciale.
In seguito, Ragni lavorò alla conquista dei mezzi tecnici: nel decennio 1930-1940, lo troviamo intento alla ricerca dell'anatomia monumentale, secondo i moduli suggeriti dal '900 italiano, delle superfici vaste e sode, nelle quali è già evidente il problema della sintesi ed il superamento dell'aneddoto. Appartengono a questo periodo alcuni affreschi energicamente costruiti ...: la precisione della linea e la severità delle strutture rivelano l'attenzione del giovane pittore per il problema compositivo.
La crisi della guerra impose agli artisti una problematica di scelta: la pittura di Ragni dissolve il blocco della composizione nella vibrazione della linea, il paesaggio sostituisce la figura, un paesaggio doloroso che sembra rinviarci alle pagine di Cesare Pavese.
... Con la guerra la pittura di Enrico Ragni entra in una crisi della quale vedremo gli sviluppi fondamentali.
Il dopoguerra, dal 1945 al 1950, fu particolarmente faticoso per i giovani che lavoravano in provincia.
... l'apertura delle frontiere aperse il dialogo con l'avanguardia europea, rivelando la condizione depressa delle nostre arti, la persistenza di una tradizione che aveva lungamente frenato lo sviluppo dell'avanguardia italiana.
D'altra parte, la borghesia formatasi durante la guerra inclinava all'acquisto di opere facili, e provocava un artificioso rialzo nel mercato delle opere ottocentesche; i «pittori leggibili», i ritrattisti e i paesaggisti che lavoravano secondo la tradizione conobbero anni di fortuna economica, mentre i nostri pittori più validi (ricordiamo soprattutto Renato Birolli) affrontavano le prime esplorazioni europeistiche in un clima di fame e di avventura.
... Ricordiamo quegli anni in provincia.
La polemica dei pittori nuovi contro la tradizione figurativa rinnovava, agli occhi del pubblico, la gratuità delle manifestazioni promosse dai futuristi; la critica stessa, sorpresa dall'evoluzione del tempo, indugiava in problemi di leggibilità e contenuto ...
La provincia reagiva con particolare tenacia al tentativo di aggiornamento europeistico: il gusto cartellonistico dei partiti estremi, il piccolo antiquariato e la propaganda sociale, si trovavano una volta tanto d'accordo per rifiutare le forme di espressione suggerite dalla drammaticità dei tempi e dalla inquietudine dei personaggi.
Riesaminando quel tempo, nella provincia, è possibile intendere quanto coraggio abbiano manifestato coloro che le resistettero con maggiore ostinazione: nessuna battaglia di cultura condotta nel clima della metropoli può infatti conoscere lo sfinimento psicologico, il tedio, le amarezze che caratterizzano le polemiche condotte negli ambienti chiusi e mentalmente impigriti. In verità, Brescia fu singolarmente viva in questo periodo, ma i contrasti vi furono, forse per il carattere stesso degli abitanti, spietati e talvolta incivili. In quel periodo Ragni fu in primissima linea: ricordiamo anzi una anticipazione di notevole interesse, che fu poi curiosamente trascurata dal pittore. Rifiutando ... le seduzioni ... si accostò per qualche tempo alle deformazioni dell'espressionismo tedesco, allora (1945-1950) ancora quasi sconosciuto dalla cultura italiana.
In realtà l'apparente dialogo con l'espressionismo non fu, per Ragni, il risultato di una imitazione, ma piuttosto espresse una condizione autobiografica di amarezza, il gusto di una ironia disincantata e letteraria, la violenza di una sensibilità insofferente dei compromessi quotidiani.
Ricordo certe immagini di nudo e di paesaggio nelle quali sarebbe possibile leggere la storia di una provincia irrequieta e smaniosa, ed insieme la critica che il pittore esercitava nei riguardi del suo mondo, la confessione del distacco e della solitudine che quel tempo impose agli uomini più vivi. L'esperienza di quegli anni è pertanto fondamentale per definire il processo di liberazione che Ragni visse pazientemente: liberazione già evidente nelle opere dal 1950 al 1953; nelle quali il pittore si distacca dall'autobiografia, rifiutando il paesaggio, le immagini, il racconto, anche trasfigurato dall'impeto dei sentimenti.
... L'incontro con l'astrattismo fu, per Ragni, lento e preciso: il pittore lo visse in una evoluzione di immagini, che di mese in mese divenivano meno leggibili, rifiutavano i riferimenti con il paesaggio, conquistavano l'energia di una sintesi oscura ed immediata.
In questo periodo, accadde insieme l'avvenimento forse più importante per l'esperienza culturale di Ragni: il distacco definitivo dalla provincia, la frattura con l'ambiente circostante, l'isolamento volontario, il superamento delle inquietudini bohèmiennes, ed insomma la conquista di una maturità psicologica e estetica.
Per chi vive in provincia, può essere chiaro come anche queste decisioni possano comportare amarezza e diffidenza, i sentimenti che più frequentemente accompagnano la verità umana di Enrico Ragni, ed incalzano, per così dire, l'intellettualismo della sua ricerca.
Con l'astrattismo, Ragni raggiunse il suo momento più acceso: il momento attuale, quello esemplificato nella mostra milanese.
...: l'aspetto più notevole di questa nuova esperienza consiste nella rinunzia all'elemento grafico, per risolvere ogni immagine nella passionalità della esplosione cromatica.
... In realtà la pittura di Enrico Ragni non avrebbe senso ... se ... aspirasse a divenire in qualche modo una soluzione ...
Ecco perché la storia di una evoluzione è, nella pittura di Ragni, la certezza di nuove evoluzioni.
... L'espressione autentica di Ragni resta pertanto nel fatto architettonico, nella proporzione delle superfici, nel ritmo delle strutture dove la realtà appare «more geometrico demonstrata»."
Rossana Apicella
Humanitas; n° 2, 1959
"... i dipinti esposti dimostrano una maturità di immagine che corona lunghi anni di lavoro impegnativo."
Marco Valsecchi
Il Giorno, 7 marzo 1959
"... Cet effort de pénétrer dans la révélation des formes réelles pour en extraire leur signification et leur sens magique, présuppose une intelligence visuelle ouverte et raffinée, une sûreté de métier qui ne se fait jour qu'à la stricte analyse technique.
Sa longue expérience picturale et sa conscience d'homme lui ont enseigné, en effet, que tout artiste ne peut arriver à créer une oeuvre d'art digne de ce nom, qu'en répondant à certains présupposés indispensables, instinctifs ou pas, avoués ou non.
C'est ainsi que le procédé de composition employé par Ragni dans ses oeuvres récentes, est presque toujours basé sur un «foyer» central constitué par une forme ou un jeu de formes qui baigne dans un espace dont toute perspective est presque abolie.
Il crée ainsi une étendue picturale sans plans échelonnés, qui donne cependant l'impression d'un mouvement continu. Ce sentiment est renforcé du fait que Ragni sait profiter des jeux subtils de la lumière pour faire de celle-ci non pas un élément neutre et ne se justifiant que par rapport à l'objet éclairé, mais un instrument primordial d'orchestration d'un espace aérien."
Tony Spiteris
Art actuel international; Lausanne (Suisse), 1960
"... Bisognerà qui notare che gli intonatissimi rapporti cromatici e tonali che rivelano senza equivoci un genuino pittore, in Ragni non son fine a sè stessi, ma esprimono un sentimento lirico pungente ed autentico. Sono cioè al servizio di una natura viva ed emotiva.
... Ragni non fa la voce grossa con la sua pittura, epperciò essa è totalmente priva di ogni accento rettorico. Nel contempo, essa non è affatto edonistica. Fra tanto caos, tanto chiasso reclamistico, tanta ciarlataneria, la sua voce suona pura; essenziale. Senza compromessi, né turlupinature. Senza inflazioni sonore, né equivoci. E una volta ancora l'uomo è pari alla sua opera: e non potrebbe essere diversamente. Poiché con l'arte nessuno riesce mai a barare. E se anche in questo caso l'uomo vale l'artista, il poeta è pari al pittore."
Leone Minassian
Il taccuino della arti; Roma, aprile 1960
"Ancora qualche giorno per una visita a Enrico Ragni (galleria «La Roggia» di Palazzolo) che senza clamore, com'è suo costume, presenta un'antologica delle sue opere dal 1935 al 1955.
... Antologica bellissima, a testimonianza incisiva dello spazio occupato da Ragni prima e dopo la seconda guerra mondiale nel panorama dell'arte bresciana: quando n'è uscito per altri lidi il suo segno l'aveva lasciato e ben evidente."
Luciano Spiazzi
Bresciaoggi, 4 maggio 1974
"Alla galleria d'arte "L'Arco", una personale di rilievo. E' di Enrico Ragni, artista nuovo per Como, ma ad un vertice di notorietà e di ampi consensi. Arte astratta la sua. Un astrattismo che si colora di sensazioni liriche. Le sue composizioni potrebbero dirsi voli spaziali, immagini fiorite dallo spirito, sintesi liriche. Di questa sua arte gioiosa per la festosità cromatica, il giuoco felice di spazi, toni, luce, ombre e rilievi, hanno scritto i migliori critici e non solo d'Italia.
... Non è astrattismo geometrico il suo, anche se talora, nella composizione, può includere qualche elemento.
... Di Enrico Ragni ... si può riconfermare quanto scritto da Carlo Munari: « ... ha ormai toccato il vertice più prezioso per un artista: quello della sintesi poetica»."
m.f. (Mario Fagnani)
l'ordine; Como, 24 aprile 1977
"... Le sue pitture astratte esposte alla galleria "L'Arco" mi sembrano interessanti e forse qualcuna di esse è importante perché comunica con immediatezza con lo spettatore. Le sue opere sono prive completamente di trucchi e di ambiguità.
... Evviva ... coloro che parlano chiaro e tondo come Enrico Ragni. La sua mostra merita di essere visitata dagli amatori d'arte."
M.R. (Mario Radice)
La Provincia di Como, 6 maggio 1977
"… le marine dei primi anni cinquanta … trovarono in Renato Birolli un convincente assertore ...
Ragni fu tra i primi nel dopoguerra ad optare per una pittura che non fosse chiusa, locale.
... Andò avanti appartato, fuori da conventicole troppo spesso intinte di livore provinciale. Da anni ha lo studio in cima a via Sant'Urbano, costante è la sua ricerca. Lo dimostrano le opere degli ultimi vent'anni. Il colore si è decantato, lo sguardo aperto a spazi sempre più vasti. Ingresso di nuvole, dice la didascalia di un quadro del 1977. Si parte da un'emozione, una vibrazione interiore, spiega Ragni, e poi tutto va a comporsi sulla tela in un equilibrio superiore. I colori caldi, solari si sono rarefatti in tessiture delicatissime. Così le nuvole e il cielo diventano segni dell'intelletto commossi da schietta vena lirica."
Luciano Spiazzi
Bresciaoggi, 10 novembre 1979
"... La Roggia presenta le opere di Enrico Ragni dagli anni trenta a quelli cinquanta.
... Ragni è schierato con passione e talento a fianco di coloro che a Brescia cercano ogni possibile svecchiamento. Furon beghe allora. Il tempo le ha sopite. Restano fra le altre queste belle opere di Ragni a concreta testimonianza di un travaglio colmo di entusiasmi e ricco di proposte."
Luciano Spiazzi
Bresciaoggi, 14 marzo 1980
"Un Ragni pressoché inedito quello che espone la «Galleria Ferrari»; questi suoi pastelli - e tre olii - vengon da lontano: non dalle grotte di Altamira che l'uno o l'altro di questi disegni richiamano, ma dal 1950, anni ricchi e fervidi di intensa passione poetica. E Ragni era già allora tra le voci significative nell'area bresciana.
... Nella piccola selezione riproposta alla «Galleria Ferrari» il tema scelto è quello dei cavalli; tema per eccellenza espressionista - (quelli di Marc sono i più famosi, indimenticabili) - che in quegli anni piaceva a De Chirico, a Sassu, a Marini per non dire del solito Picasso.
Ma se il tema era comune Ragni aveva un modo suo di proporlo, come si vede con un linguaggio che dei moduli cubisti si vale quel tanto per trasmettere un senso di levità, uno scatto dinamico che conserva oggi tutta la sua freschezza."
e.c.s. (Elvira Cassa Salvi)
Giornale di Brescia, 17 dicembre 1982
"... omogeneo il fare di Enrico Ragni, fra i maggiori pittori nostri, affermato e noto fuori Brescia più che fra noi. A dirci del suo periodo "figurativo" ... è il poster dato in omaggio ai visitatori e riproducente cavalli in libertà, del 1937. Ma le tele alle pareti, coprenti un arco temporale compreso fra il 1973 e il 1990, indicano invece l'approdo astratto o meglio, come si esprime l'autore, l'orchestrazione di forme e di colori, grazie al medium della luce ed attraverso una pacata visionarietà d'immagini con lo spazio, alla ricerca di una realtà poetica strettamente mentale."
Riccardo Lonati
Portobello; n° 19, 1991
"... Ragni è una delle figure chiave nella storia artistica del dopoguerra bresciano; la sua importanza e vivacità si misura anche di fronte alla recente produzione. In essa, l'anziano maestro va alla ricerca di un rigore astratto, che elabora attraverso strutture che tagliano in zone geometriche la superficie della tela, ed attraverso le cromie, che aprono profondità di campi e in senso contrario portano verso il lettore, le zone scandite dalla geometrizzazione. Si viene così a creare un'illusione di spazio, che tanto recupera il senso stupefatto della nostra miglior tradizione pittorica, che il maestro interpreta alla luce di una ricerca che si àncora nelle inflessioni linguistiche di quell'astrattismo che, negli anni Cinquanta, segnò una ripresa ed una via mediana, tra il descrittivismo realista e gli umori viscerali dell'informale.
La sua lettura appare ancora fresca e vigorosa, ed egli si presenta come un «maestro giovane» per forza compositiva."
Mauro Corradini
Bresciaoggi, 25 maggio 1991
"... Enrico Ragni è maturato attraverso i contatti giovanili con artisti di «Corrente», poi con «Il gruppo degli Otto» ed è approdato a una pittura astratto-concreta libera di ogni riferimento naturalistico e organico, fondata su ritmi, vibrazioni luminose attraverso il colore che non è materia ma nucleo emozionale e il segno che tende all'architettura dello spazio. Rette e ritmi curvilinei generano forme, soprattutto ellittiche, ma anche asimmetriche, che instaurano tensione e dinamismo nello spazio.
Ragni si muove nel solco dell'astrattismo europeo, anche attraverso le mediazioni italiane fra neoplasticismo geometrico e lirico che si ebbero a partire dagli anni Trenta tra i razionalisti comaschi e gli artisti raccolti attorno alla galleria milanese del Milione.
... La capacità di ricamare sul tema dell'organizzazione armonica di elementi in funzione di rapporti calcolati, in stesure limpide e rigorose, testimonia d'un'ansia di purezza, d'un artista che sa sorprendere proprio con un ritmo visivo di volatile leggerezza, quasi distillato nel vuoto, nell'infinito. E' come se ci riscattasse dall'inquinamento visivo in cui siamo immersi."
Fausto Lorenzi
Giornale di Brescia, 6 giugno 1991
"Per l'ambiente culturale ed artistico bresciano il mese di ottobre sarà ricco di importanti appuntamenti, dei veri e propri eventi, se si considerano i nomi degli artisti che saranno riproposti all'attenzione del pubblico. Si tratta di Enrico Ragni, nato a Brescia nel 1910, morto lo scorso anno all'età di novantuno anni, e della moglie, nonchè compagna d'arte, Pier Carla Reghenzi, conosciuta con il nome di Pierca.
Bisogna risalire al 1983 per trovare traccia in città di una importante antologica di Ragni, quella realizzata all'A.A.B. e, per quanto riguarda Pierca, a qualche anno prima, nella mostra del 1981 a Messina.
Più che doveroso quindi l'omaggio ai due artisti che li riporta in quella città natale, con cui hanno convissuto in un rapporto non certo facile. Si sa che Brescia non è mai stata generosa con coloro che hanno sfidato le regole vigenti, ed in questo caso le regole erano quelle della pittura tradizionale, tanto amata dal pubblico dei piccoli collezionisti e da un mercato indolente e conservatore.
Enrico Ragni e Pierca sono stati certamente la punta di diamante del fronte degli artisti modernisti bresciani, coloro che, dal 1945, hanno intrapreso l'ingrato compito di andare contro corrente, risvegliando dal lungo sonno la cultura pittorica locale.
... L'importanza di Ragni e di Pierca nella storia della pittura contemporanea bresciana non è legata solo al loro ruolo di leader della compagine dei modernisti, ma anche ai rapporti che i due artisti tennero costantemente, e sin dagli inizi degli anni Quaranta, con le figure di spicco della ricerca artistica italiana: Renato Birolli per l'area milanese, Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso per quella veneziana. I nostri due artisti funsero così da collegamento tra l'ambiente bresciano, ancora troppo provincialistico, e "il resto del mondo". Poterono svolgere questo ruolo per il prestigio che avevano conquistato con la loro vita d'artisti, interamente dedicata alla ricerca.
La stima concessa loro dai grandi della pittura contemporanea italiana del secondo Novecento, è testimoniata dall'ampio carteggio intercorso con Ragni, ed aveva alla base il successo che la sua pittura, e quella di Pierca, avevano ottenuto in prestigiosi premi e concorsi nazionali e in mostre nelle gallerie più importanti del Nord Italia, risultati che Brescia non tenne mai nella dovuta considerazione.
... La prima iniziativa è l'antologica dedicata a Ragni L'armonica orchestrazione dello spazio pittorico, che si terrà nel salone Vanvitelliano in Palazzo Loggia, dal 1° al 18 ottobre 2003 ... Il titolo chiarisce l'impostazione che i curatori ... hanno voluto dare alla mostra; le circa quarantacinque opere esposte, che vanno dagli inizi degli anni Trenta ai primi Novanta, accompagneranno il pubblico lungo le tappe della vita artistica di Ragni, dal primo novecentismo ricco di suggestioni figurative fino al periodo del rinnovamento che è avvenuto dopo le frequentazioni degli esponenti di Corrente e, in seguito, del mondo dei neocubisti italiani del dopoguerra.
All'inizio degli anni Cinquanta, l'amicizia con Birolli non si risolse per Ragni solo in una grande esperienza umana ma, dai primi anni Cinquanta, anche in uno stimolo per lasciare definitivamente la figura verso una pittura sempre più votata all'astrazione. Questo periodo di passaggio è particolarmente documentato nella mostra, con una serie di tele che rappresentano dei veri e propri capolavori della pittura dell'artista bresciano.
L'esposizione si chiude con i grandi dipinti del cosiddetto periodo dell'astratto geometrico, lunga e conclusiva fase dell'iter artistico di Ragni, che va dagli inizi degli anni Sessanta sino alla conclusione dell'attività professionale del pittore, avvenuta negli anni Novanta. Proprio a quest'ultima fase è dedicata l'altra mostra di Ragni dal titolo Sinfonie di colori, realizzata presso la Galleria civica di Palazzo Todeschini, in collaborazione con l'Assessorato alla cultura della città di Desenzano del Garda, dal 4 ottobre al 30 novembre.
... Saranno esposte circa trenta grandi opere che testimoniano il livello avanzato raggiunto dalla ricerca pittorica di Ragni, nell'ambito soprattutto dell'arte locale.
Pierca è protagonista dell'antologica a lei dedicata La poesia, il ritmo e la misura della pittura, sempre in Loggia, dal 22 ottobre all'8 novembre 2003. L'esposizione ... presenta circa quaranta grandi opere inedite, eseguite dagli inizi degli anni Quaranta ai giorni nostri, poichè la pittrice, all'età di ottantuno anni, è ancora saldamente in carriera, e ciò rende la mostra attuale ancora più importante.
... I tre cataloghi delle mostre citate ... si propongono come fonti e documentazione per nuove e più approfondite ricerche sull'argomento, cioè la nascita della modernità a Brescia."
Bresciaoggi, 28 settembre 2003
"... Seppe anche a tarda età sorprendere proprio con un ritmo di brividi di luce quasi distillati nel vuoto, nell'infinito. Era come se volesse riscattarci dall'inquinamento visivo e morale in cui siamo immersi, in un linguaggio di variazioni cromatiche con la stessa liquidità e mobilità dei suoi fondali marini e delle onde sonore (non a caso era stato amico del compositore Camillo Togni)."
Fausto Lorenzi
Giornale di Brescia, 2 ottobre 2003
"... la maniera ultima: tesa a realizzare, diremmo, l'impronta dell'immateriale, il tracciato dell'antimateria. E' un discorso che si svolge, quasi lievitando, dal «sottosuolo», dagli strati della coscienza; ultima esalazione filiforme e quasi impalpabile di un caldo crogiolo cromatico, che, partito da quei fondi toni espressionistici caratterizzanti gli anni di Corrente, con un tragitto lineare e puntualissimo tocca la versione picassiano-cubista … trapassa nell'astratto-concreto leoventuriano … fino a tangenze informali. E di qui appunto l'ultima svolta verso una purezza per così dire brancusiana dell'astratto."
Elvira Cassa Salvi
Giornale di Brescia, 8 novembre 1979
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